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Tornare.

Da sempre tornare per me vuol dire cambiare. Tutti i miei ritorni hanno portato grandi cambiamenti.
Ieri è tornato lui. Con una decisione in mano. Un desiderio che si sta schiudendo. E tutto questo ha generato una crepa in un terreno che credevo indissolubile. E indissolubile vuol dire che non ammette possibilità di scioglimento. Torno a casa e non trovo quello che avevo lasciato. È tutto cambiato in un minuto.
Con me in mezzo, a braccia allargate per tener saldo quello che mi era rimasto. E non ci sei nemmeno più tu ad ascoltare la mia disperazione.
Anche questa volta ho sbagliato ad andarmene ma tornare non è servito a niente.

S.

La direzione non più ostinata.

Metti caso che sei proprio nel posto giusto. Metti caso che apri bocca e parla
Il cuore, il bene, e che dici cose che ti espongono talmente tanto. Tanto che indietro ormai non ci puoi tornare. Non puoi dire “no mi sono sbagliata, non era per te, ho sbagliato a scrivere”. Metti il caso che dici che già che ci sei perché non provi ad essere migliore e a cercare di trovare sempre un motivo valido, e uno in più. Perché metti il caso che ti va di farlo e perché glielo hai promesso. Metti anche il caso che provi a fargli accarezzare un po’ la tua visione della vita, che nonostante le valanghe sei sempre rimasta sugli sci.

Che qualcuno che ti conosce bene ti ricorda della fortuna che dovrebbe splendere ad avere un coaching da parte tua.
Che non sei la stessa e che qualcosa dice che non è giusto vivere di rimessa quando dai tutto.

Metti che allora forse non ce l’hai fatta neanche un po’.

Finalmente

Oh io non lo so se me ne sono resa conto davvero.
Per più di metà vita ho preso appuntamenti sapendo già che bene che sarebbe andata avrei avuto le brutte notizie della volta prima. In realtà é sempre andata che era peggio della volta prima. E mi dicevano andrà meglio.
Vedrai.
Ho aspettato.
Ho avuto paura.
Ho pensato di non farcela mille volte.
Ho vissuto lo stesso.
Ho guardato avanti comunque.
Ho sperato in una nuova vita.
Ho stretto i denti.
Ho sorriso e tremato.
Ho pianto tantissimo.

Ho pianto anche oggi quando ho visto e sentito pronunciare “Sei guarita”.

E se potessi rappresentare un emozione ve la spiegherei con il sorriso che da oggi in poi farò.
Gli stessi denti. La stessa bocca. Ma in una nuova vita che ho aspettato troppo.


Sei guarita.
Finalmente.

I dieci tipi di uomo che… Che non ve lo dico neanche.

@DUEDITANELCUORE é una influencer e mi ha fatto venir voglia di fare una lista. I dieci motivi per cui non sopporto gli uomini.
Lei mandava a fanculo la gente. Ma io sono una patatona, e confido in quelli che si riconosceranno in un punto di questo elenco ad andarci in automatico. A FARE IN CULO DICO. 1 - Uomini con camicia a maniche corte. Poco che fate le gare di celolunghismo. I nostri sguardi spesso sono di compassione e commiserazione. Perché noi arriviamo tirate come delle fionde e voi vi presentate con le camicie a maniche corte quando va bene. Sennò manco ve la mettete la camicia. Venite vestiti con la maglia che usate ad andare a letto così quando ci riporterete alla macchina (PERCHÉ FARVI 5 KM PER VENIRE A PRENDERCI, CAZZO SAI CHE SPESA LA BENZINA) potrete andare direttamente a casa e infilarvi nel letto. Utile al dilettevole. Solo che poi fate schifo. 2 - Uomini che non usano mai parole giuste al posto giusto. UNA CAZZO DI VOLTA non ce la fate ad essere carini E SOPRATTUTTO AD ARRIVARCI DA SOLI? La mia amica mi ha detto “Oh Ste, se non glielo dici non ce la fanno”. ED AVEVA RAGIONE. Io se fossi in vostra madre desidererei voi foste gay piuttosto che teste di cazzo così. 3 - Uomini che dicono bugie. Potete dircelo tranquillamente che quella cagna che avete conosciuto Sabato aveva un bel culo. PERCHÉ prima o poi lo veniamo a sapere. Magari vi siete scambiati anche il numero di telefono. SAI CHE FORTUNA! Malattie sessualmente trasmissibili a voi. 4 - Uomini x. E con x intendo indecisi. SEI BELLISSIMA, FANTASTICA, STRAORDINARIA MA NON ME LA SENTO. E l’unica risposta da darvi è ‘HAI RAGIONE, che cazzo ci sto a fare con te? Lo so che tu punti a Kate Moss tesoro, ti lascio per far sì che lei possa venire da te.’AUGURONI SAI! 5 - Uomini che fanno schifo. Quando va bene la Domenica non sono in coma etilico. Magari hanno passato i trenta. E la Domenica sera si mettono la tuta e vanno a parlare di FIGHE DA SCOPARE all’aperitivo. A FARE SCHIFO SONO BRAVI TUTTI, ma questi di più. 6 - Uomini sposati. Io lo so che noi venticinquenni siamo fighe. Ma non avete sposato noi. Ed è inutile insistere, se la vostra vita da quarantenni non è quella che volevate NON ROVINATECI ANCHE LA NOSTRA. Noi vorremmo essere deluse da voi uomini ancora per anni, non partire già deluse. Chiaro no? 7 - Uomini peggio delle donne. Voi dovete fare poche cose nella vita. Saper guidare, lavarvi, portarci fuori a cena. BASTA. Non dovete arrivare in ritardo, nè avere multiple giornate con sindrome premestruale. Non dovete indossare pantaloni al di fuori dai Jeans e dai colori scuri e apprezzare sempre i nostri vestiti. Nel caso potete anche, solo se lo vogliamo noi, portarci a letto.In questo caso le cose necessarie da fare sono altre. Ma AHIMÉ se non le sapete domandatevi perché poi siete FOREVER ALONE. 8 - Uomini che vogliono per forza essere migliori della donna che hanno a fianco. LA NORMALITÀ è la migliore cosa. LA semplicità. I sorrisi. Gli abbracci. Le carezze inaspettate. Ma sapete che cazzo me ne frega di quanto è come vi siete distrutti quel Sabato al mare? Se ci piacete, ci piacete senza sforzo. Sennò non vi consideriamo. Ci piace se ci dite che abbiamo gli occhi belli NON CHE CI DESCRIVIATE DI CHE COLORE ERA IL VOMITO DEL VOSTRO AMICO CHE DORMIVA DI FIANCO A VOI. 9 - Uomini che vogliono una donna con la testa ma al primo culo si agitano che neanche Ambra ai tempi d’oro. Qui non aggiungo altro. Perché sono stanca e mi sta venendo il vomito. 10 - il numero dieci in realtà non ce l’ho. Quel FILM DI MERDA che si chiama LA VERITÀ È CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA, non è giusto. È che gli uomini non ci fanno schifo abbastanza. (Niente di personale, ovviamente.)

Quel segno che rimane sulla carne dalla ferita rimarginata.

Portatemeli a me tutti quelli che hanno paura di scegliere e di sbagliare.
Portatemeli tutti quelli che hanno voglia di vivere a metà.
Portatemeli quelli che invece che vivere al meglio hanno deciso di sopravvivere.
Portatemi tutti quelli che non credono al bene.
Portatemi poi, però non tutti che non ce la posso fare, quelli che non lasciano che le idee degli altri possano fargli cambiare la prospettiva.
Portatemi chi non si stupisce.
Portatemi chi non sorprende mai le persone a cui vuole bene.
Ditemi dove sono, posso anche andarli a prendere io, quelli che credono nel destino e non ne sono gli stessi fautori.
Portatemi quelli che credono che la donna della loro vita sarà sempre la prossima.
Portatemi quelli che non si godono il presente nel migliore dei modi.
Gli devo parlare.
Gli devo dire che non ci sono regole, che la vita se stai troppo a guardarla ti capita che ti trovi pelato e senza denti che ancora non hai concluso un cazzo con i tuoi dubbi. Gli dico che forse il destino esiste ma che noi stessi possiamo far sì che le cose vadano diversamente. Che non c’è squarcio che non si rimargini. Che lascia una cicatrice è vero, ma che questa salda la ferita. Che non importa quanto grande o piccola sia, importa che quando è chiusa significa che è passato.

Tutto quello che continua a succedere.

Tipo una sposa nel giorno prima delle nozze.
Solo che io non mi sposo. Io che per anni ho aspettato questo momento adesso non so mica se sono capace eh. Ma spesso non credevo di essere in grado. Anche in Matematica facevo schifo. Non ne avevo voglia, e almeno non disturbavo. Poi c’era da prendere sei sennó il debito e madreh che girava gli occhi come Linda Blair. Allora mi mettevo lì e tra una che mi faceva copiare e io che affrontavo la mia parte calcolatrice il sei ci scappava. Quindi, anche questa volta, soprattutto questa volta, un po’da chi mi vuole bene e soprattutto da me stessa io, ce la voglio fare.
Consideri che infondo non è così grave essere poi in attesa di una parte di corpo nuova. Non é così grave davvero c’è chi sta peggio. Grazie al cazzo.
C’é anche chi sta meglio. C’è anche chi non ha mai avuto niente. C’è anche chi non ti capisce e ti dice checosasarámai.
Sono emozionata.
Ci sono fino al collo.
Ma finalmente è finita.

Ma il tempo, il tempo chi ce lo rende Papà? (Esegesi di Lettera - Francesco Guccini)

Scrivo per mio padre che ad oggi é l’unico che senza darmi lezioni, senza metodi duri, mi ha insegnato l’importanza del cuore e dell’amore.
Ascoltare Guccini per me é un esercizio, d’ascolto soprattutto.
Come vedi tutto è normale in questa inutile sarabanda, ma nell’ intreccio di vita uguale soffia il libeccio di una domanda, punge il rovaio d’ un dubbio eterno, un formicaio di cose andate, di chi aspetta sempre l’ inverno per desiderare una nuova estate. Io provo a pensare che in questo macello che abbiamo sempre dovuto affrontare ci siano ancora domande pronte per avere risposte e domande che saranno eterne, di come sarebbe stato se o cosa sarebbe successo se noi non fossimo stati noi. Guccini ha scritto questa canzone di getto, talmente bella da togliere il fiato. Bella come la nostra famiglia. Bella perché nonostante le rotture di maroni eterne alla sera abbiamo i nostri occhi in cui poter guardare. E i miei non sono del colore dei tuoi, ma raccontano esattamente la tua stessa emozione. M’hai fatto bella papà, ma tutti dicono che quando sorrido triplico l’effetto. E io credo che se sorrido e posso essere serena è grazie alle tue lezioni di vita mai date ma solo dimostrate. Alle ansie che mi permetti di non avere.
Come vedi tutto è consueto in questo ingorgo di vita e morte, ma mi rattristo, io sono lieto di questa pista di voglia e sorte, di questa rete troppo smagliata, di queste mete lì da sognare, di questa sete mai appagata, di chi starnazza e non vuol volare. La consuetudine con cui tornate a casa, con cui pensate a noi come due bravi figli, con cui accarezzi Renato. La consuetudine che i gesti quotidiani danno alla tua vita é il premio. Il premio per aver sempre cercato di raggiungere le mete, di avere sempre sete, di aver voglia di volare e non di limitarsi a starnazzare. Io sdraiato sull’erba verde fantastico piano sul mio passato, ma l’età all’improvviso disperde quel che credevo e non sono stato. Crescendo ho capito che la mia malattia ha costruito il mio passato. Ho voluto essere una donna diversa e non ce l’ho fatta. Ora, crescendo, ho la possibilità di essere quello che non sono stata. Questa nuova prova è il primo passo verso una Stella che sarà finalmente capace di dirti grazie.
Come senti tutto va liscio in questo mondo senza patemi, in questa vista presa di striscio, di svolgimento corretto ai temi, dei miei entusiasmi durati poco, dei tanti chiasmi filosofanti, di storie tragiche nate per gioco, troppo vicine o troppo distanti.
Di tutto quello che ci ha agitato e illuso per un secondo facendoci esaltare, sperando in una vita migliore e più tranquilla senza patemi. Sperando in un tema svolto bene, quando a malapena ci meritavamo la sufficienza.
Papà, noi comunque la vita l’abbiamo attraversata e vissuta anche troppo.
Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni, gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti, l’ arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti?
Chi ce lo ridà il tempo perso? Perso a parlare e a non decidere, perso in litigi e in paure, perso in occasioni mancate.
Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe la borsa e c’è il sospetto che sia triviale l’ affanno e l’ansimo dopo una corsa, l’ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita,
il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa… che chiami… vita…

Per quanto Guccini la chiami senza scopo io credo che tutta questa vita, così intensa, sia merito tuo. Credo che giovedì andrà tutto bene. E sono sicura di essere la figlia più fortunata della terra.

Errata corrige.

Con l’apposizione della locuzione “errata corrige” si specifica l’errore che si è commesso riportandone la sua correzione.

Capita di sbagliarsi.
Capita di accorgersene nei momenti più sbagliati.
Capita di continuare a sbagliare.
Capita di non aver voglia di farlo più.
Capita di accorgersi di aver esagerato a scrivere parole e a esternare emozioni.

Capita raga.
A me è capitato anche stavolta.
Quello che avrei dovuto scrivere in realtà segue qui sotto:


-

.

Il girone delle parole non dette.

Chissà cosa cambia poi?

Cambierò io? Forse. Cambierò ancora? Credo di sì.

E quindi credo si debba vivere sempre dando il massimo in ogni secondo, perchè non rimangano nei nostri pensieri parole non dette, baci non stampati sulle bocche di chi amiamo, scelte non prese e abbracci non stretti.

Non ci sono molte verità, ci sono solo modi per capirle differenti. Ci sono modi in cui uno la verità te la fa capire a forza di colpi bassi e delusioni.

Ci sono verità che ti si svelano tutte insieme e tutte insieme fanno un male che neanche t’immaginavi.

Ci sono verità che viaggiano in momenti che rimangono appesi come dubbi nei nostri pensieri. Appesi al filo del non so. 

Ci sono verità che non affrontiamo per paura o per comodità.

Verità lampanti che ci ostiniamo a non vedere.

Ci sono cose nate per crescere e scoppiare, mentre ci sono cose nate per essere. Semplicemente esserci.

Non ho ancora capito bene se l’amore porta davvero amore, se farsi sempre e comunque in molte parti per gli altri faccia bene anche a sè stessi.

Io nel mio piccolo cerco di fare qualcosa per te.

So che il mio massimo l’ho comunque sempre fatto, ma, quasi mai ottenuto.

Però credo che la vita vada così.

Sono pronta, e questa è la mia verità, SEMPRE PRONTA, a cambiare idea.

Ho bisogno di un pigiama nuovo.

Non quelli da ospedale, quelli belli, non molto colorato forse. Nero direi, lo vorrei nero, e vorrei che qualcuno me lo regalasse. Vorrei che qualcuno si prendesse la briga per me di entrare e sceglierlo. Perché se vado io sarà una di quelle altre scelte che non vorrei fare. Sarà un’altra volta dover fare tutto da sola. E poi lo vorrei dentro un pacco con un fiocco azzurro. Vorrei aprirlo ed esserne contenta. Vorrei vederci chiuso dentro non solo un pigiama, ma un augurio. Augurio di essere bella anche con un altro taglio su una gamba, anche quando l’ospedale sarà la mia camera, bella ancora una volta per il mio sorriso che faccio. Non triste non preoccupata. Vorrei che ci fosse qualcuno che questo pigiama ha voglia di regalarmelo, per dirmi che non sarò sola un’altra volta, che per questa volta condividerà con me anche la mia difficoltà non lasciandomi isolare.
Io Lunedì torno, Lunedì vado in ospedale.
Lunedì non avrò nessun pigiama nuovo.